Italo Treno e il Family Day, ovvero cose che un’azienda non dovrebbe fare mai

Perché un’azienda non dovrebbe schierarsi con Guelfi o Ghibellini: Italo treno e il Family Day

Siccome Barilla e Melegatti non ci hanno insegnato proprio nulla, adesso ci si è messo anche Italo Treno, che per racimolare qualche biglietto in più in occasione del Family Day di sabato 30 Gennaio, si è inventato una simpatica promozione applicabile in quella giornata a tutti i biglietti da e per Roma con il codice FAMILY30.

Ma i signori di Italo non si sono accontentati di fare questa enorme cazzata, no. Hanno gestito la cosa nel peggiore dei modi, fino alla fine.

Prima cazzata: il Family Day

Comunque la pensiate, quello delle unioni civili è un tema che sta dividendo l’Italia in due. Un tema carico di dietrologie politiche, ideologiche e religiose. Offrire uno sconto appositamente dedicato a quella manifestazione significa, in un certo senso, dare un endorsement.

Anche se l’intenzione dell’azienda non era quella di schierarsi apertamente con una delle due fazioni, offrire uno sconto dedicato, con un codice come FAMILY30, di fatto ha posto l’azienda in una situazione quanto meno imbarazzante con quella larga fetta del paese che non la pensa come Adinolfi e compagnia.

Si sa, l’Italia storicamente è un paese abituato a dividersi in guelfi e ghibellini, per un’azienda che ha già notoriamente qualche problema finanziario e di immagine, può essere una mossa furba schierarsi con una delle due parti? Naturalmente la risposta è no, soprattutto su un tema così delicato.

Seconda cazzata: il ritardo sui social

Questo tipo di polemiche, di solito, parte da Twitter, successivamente si espande su Facebook e sugli altri social e infine arriva anche ai media tradizionali.

I primi tweet con l’ashtag #BoicottaItalo sono partiti alle 18 di ieri, in tarda serata hanno cominciato a proliferare i commenti negativi su Facebook e perfino su Instagram, ma la risposta dell’azienda è arrivata solo a metà mattinata di oggi.

Cioè con un ritardo di 17 ore. Ora, va bene che siamo nel week end, ma un’azienda così grande davvero non ha uno stagista da tenere su Facebook almeno fino alle 23? Qualcuno che possa disturbare un manager il sabato sera per dire “capo, sta succedendo un casino, dobbiamo fare qualcosa!”. Evidentemente no.

Terza cazzata: il post di risposta su Facebook

Una risposta che definire imbarazzante sarebbe poco:

Italo Treno Family Day Facebook

La parte migliore di questo post è la chiusa: “evitiamo basse dietrologie politiche su una scelta puramente commerciale”. Ma come può essere puramente commerciale una scelta di questo tipo?

Quindi, il messaggio implicito del post di Italo è questo: se domani organizzano un raduno internazionale di neonazisti in piazza Venezia faremo lo sconto anche per loro. Magari con il codice NAZI2016. Naturalmente non c’è nessuna dietrologia politica, perché noi siamo un’azienda che pensa solo al vil’ denaro.

Niente di più sbagliato.

Insomma, un messaggio più riconciliante, con un tono meno polemico e più umile sarebbe stato  opportuno.

Nel momento in cui scrivo (a un’ora dalla pubblicazione) il post ha quasi 200 commenti, la stragrande maggioranza di questi con un sentiment molto, molto, negativo.

Infine, nessuna risposta ai commenti e ai messaggi degli utenti. Solo un post che somiglia tanto al classico comunicato stampa. L’azienda pontifica, ma non risponde. Non c’è interazione.

Cosa succederà nei prossimi giorni?

Difficile dire quali saranno gli sviluppi di questa vicenda. Probabilmente lunedì arriverà un comunicato stampa di scuse seguito da qualche intervista, il direttore marketing e il social media manager verranno licenziati e nel giro di qualche settimana nessuno si ricorderà della vicenda.

L’azienda avrà comunque subito un danno di immagine non da poco e probabilmente nei prossimi giorni si vedrà effettivamente un calo nelle prenotazioni.

Cosa ci insegna questa vicenda?

Secondo me tre cose:

  1. Le aziende (o i loro rappresentanti) non devono mai schierarsi su questioni ideologiche, politiche, religiose. Soprattutto se vengono coinvolte delle minoranze.
  2. Il marketing in Italia viene spesso considerato “un reparto inutile ma necessario”, dove di solito si parcheggiano i figli, i nipoti o gli amici degli amici. Vicende come questa dimostrano che questa idea è completamente sbagliata e molto pericolosa. Naturalmente non mi riferisco al caso specifico di Italo, ma faccio un discorso generale che gli imprenditori italiani delle piccole/medie aziende dovrebbero finalmente capire.
  3. I social network non sono delle vetrine pubblicitarie. Approcciarsi a Facebook e co. pensando di gestire le pagine semplicemente pubblicando promozioni, sconti e “cose belle” è controproducente. I social sono delle comunità, non delle vetrine. Serve qualcuno pronto a gestire le criticità e rispondere in tempo reale, prima che le bolle si gonfino oltre misura.
Nicola Bano

Nato a Venezia nel 1983. Laureato in Comunicazione all’Università di Padova. Da sempre appassionato di web, scrittura e comunicazione in tutte le sue forme. Esperienza come giornalista, blogger, Web-Copy. Specializzato nella creazione di strategie di comunicazione on- line, anche in ambito B2B: Content Marketing, Social Media, SEO, e-mail marketing e Web Copy.

Comments 3

  1. superseve@tiscali.it'

    Scusa, va bene la tua opinione, ma i risultati di questa scelta li vedremo nei prossimi anni, in questo momento non ci sono i dati per dire che la cosa sia stata buona o grama per l’azienda (a meno che non si contino gli hashtag negativi in detrazione al fatturato). E non mi pare nemmeno che la Barilla, che aveva fatto qualcosa di analogo anni fa, abbia visto problemi di vendite…

    1. Ciao Carlo, naturalmente questa è la mia opinione che non ha valore assoluto, anzi…
      Penso che, al di la dei fatturati, un danno facilmente evitabile sia stato fatto all’azienda se non altro dal punto di vista dell’immagine.
      Non so se poi tutti quelli che hanno promesso di non viaggiare più con Italo lo faranno davvero (probabilmente no)… Come ho scritto, lo vedremo (o meglio, lo vedranno) nelle prossime settimane. Ma in ogni caso penso che la domanda vera sia… Ne è valsa la pena? Cioè, dal punto di vista marketing, è stata un’azione positiva per l’azienda? La gestione dei social è stata fatta bene? Tu che ne dici?

      1. superseve@tiscali.it'

        A me il messaggio lasciato su facebook e’ sembrato assolutamente sensato, ha spiegato correttamente la dinamica commerciale, al massimo si puo’ obiettare che non si citi chi abbia chiesto questa convenzione, cosa che invece sarebbe stata interessante. Se fossi stato io il direttore di Italo, il vedere una normale pratica commerciale rivestita di valore differente solo perche’ qualcuno vuol leggere complotti, mi avrebbe stizzito quanto il tono del post. Poi, se ne sara’ valsa la pena, lo vedremo, a mio parere l’effetto mediatico sara’ nullo e dipendera’ tutto da quante persone andranno al family day.

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